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Prevenzione oncologica

Sconfiggere i tumori è possibile adottando stili di vita salutari ma anche e soprattutto con la diagnosi precoce attraverso i test di screening.

 

Carcinoma della cervice uterina

Colpisce il collo dell’utero cioè la parte più bassa dell’utero che sporge in vagina. Negli ultimi 20 anni la mortalità per tale patologia è diminuita di oltre il 50%; ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi e 1.100 decessi. Esiste uno stretto legame tra il cancro della cervice e l’infezione da parte di alcuni ceppi di Papilloma virus umano (HPV). È alla luce di tale relazione che il FISDE ha ritenuto di offrire ai propri soci, nell’ambito del Progetto di prevenzione, la vaccinazione contro tale virus. Il tumore è preceduto da alterazioni del tessuto che riveste il collo dell’utero chiamate displasie. Alcune di queste nel corso di molti anni (10 – 15) possono trasformarsi in cancri.
Il test di screening è il PAP test o il DUO PAP che consente anche la tipizzazione del virus HPV ove presente. (Il 99,7% dei carcinomi della cervice uterina alberga sequenze genomiche di Papilloma virus umano HPV). L’esecuzione periodica del Pap-test identifica precocemente tali displasie e consente di curarle prima della trasformazione in forme maligne.

 

Cancro della mammella

La mammella è una ghiandola costituita dai lobuli, deputati alla produzione del latte il quale viene portato al capezzolo, quindi all’esterno, da una rete di dotti denominati appunto galattofori. Il tumore della mammella può insorgere sia dai lobuli (carcinoma lobulare in situ ed infiltrante) sia dai dotti (carcinoma duttale in situ ed infiltrante), quest’ultimo rappresentando la forma più comune. Si stima che ogni anno siano diagnosticati circa 48.000 nuovi casi di carcinomi della mammella di cui solo il 2% nei maschi. Escludendo i carcinomi della cute il carcinoma della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne, per le quali circa un tumore maligno su tre è un tumore mammario (29%). La mortalità è di circa 12.500 casi l’anno.
Fattori di rischio per questa neoplasia sono: un menarca precoce e una menopausa tardiva, la nulliparità, il mancato allattamento al seno, l’uso dei contraccettivi orali, l’obesità, lo scarso esercizio fisico, l’alto consumo di carboidrati e di grassi saturi. Il rischio di ammalare di carcinoma della mammella aumenta con l’aumentare dell’età e circa l’80% dei tumori si manifesta dopo i 50 anni. Per tale motivo i programmi di screening mammografici pubblici abbracciano la fascia d’età compresa tra i 50 e 69 anni, con cadenza biennale.
Già dal 2012 in alcune Regioni tale fascia d’età è stata estesa a comprendere l’intervallo 45-74 anni. Le maggiori Società Scientifiche attive nella lotta contro le malattie tumorali auspicano un’ulteriore estensione dai 40 anni di età in poi e con cadenza annuale. Una diagnosi precoce permette una diminuzione della mortalità ed una migliore qualità di vita, consentendo interventi chirurgici meno demolitivi e più rispettosi dell’integrità corporea. L’obiettivo è quello di diagnosticare il tumore della mammella non quando è ormai evidente in forma clinica, cioè sotto forma di nodulo palpabile, ma in fase preclinica e quindi non ancora palpabile.
Lo screening mammografico ha per scopo la diagnosi precoce di tumori di piccole dimensioni, inferiori al centimetro consentendo così altissime percentuali di guarigione dopo idoneo trattamento. In fase di screening mammografico ogni 100 donne esaminate circa 5/6 vengono chiamate a effettuare un supplemento d’indagine, solitamente una seconda mammografia, un’ecografia e una visita clinica. Il tasso di identificazione dei tumori maligni è di circa 5 casi ogni 1000 donne sottoposte a screening mammografico. La diagnosi di questa malattia è normalmente effettuata con la rx-mammografia e/o con l’ecografia mammaria e un puntuale iter diagnostico prevede l’utilizzo delle due metodiche in associazione. La mammografia diagnostica tradizionale rispetto alla mammografia di screening risulta maggiormente dettagliata e in sede di esame può implicare il ricorso a tecniche speciali ed esami più approfonditi; l’ecografia mammaria d’altra parte è particolarmente utile nello studio di mammelle dense tipiche delle età più giovanili. Oltre agli esami mammografici ed ecografici il radiologo senologo eseguirà sulle lesioni evidenziate la procedura dell’agoaspirato o dell’agobiopsia, necessarie per una corretta diagnosi, e con la mammografia stereotassica posizionerà nella lesione il repere metallico indispensabile al chirurgo che affronta l’asportazione di lesioni non palpabili.

 

 

Cancro del colon retto

Tumore che colpisce l’ultima parte dell’intestino, al secondo posto come frequenza tra i tumori in Italia ed in Europa. Ogni anno in Italia 35.000 nuovi casi e 19.000 morti. Colpisce indifferentemente uomini e donne con una frequenza leggermente maggiore negli uomini. Il 90% dei tumori del colon retto si manifestano dopo i 55 anni e fino ai 70 anni due tumori su tre vengono diagnosticati nel sigma-retto o tratto distale del colon. Il rischio di insorgenza di tale neoplasia è associato a dieta ricca di acidi grassi animali e povera di fibre, a familiarità ed alla presenza di precursori biologici: polipi o adenomi. Spesso, infatti, si sviluppa da polipi o più precisamente adenomi, piccole escrescenze fungiformi intestinali generalmente benigne che aumentano di frequenza con l’età, ma che nel tempo possono subire trasformazioni che conducono allo sviluppo del tumore vero e proprio (in genere 10 – 15 anni). Un sanguinamento modesto è uno sei segni più precoci di un tumore o di un polipo intestinale in assenza di altri sintomi e può essere rilevato con un esame delle feci.
Il test di screening è la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF-FOBT). Tale test è associato ad una riduzione della mortalità per cancro del colon retto.
La Colonscopia è un esame che ha dimostrato in studi caso-controllo di poter ridurre l’incidenza del cancro del colon retto, ha una sensibilità superiore alla rettosigmoidoscopia (esame endoscopico limitato al solo tratto più distale del colon), consente una valutazione dell’intero colon e può durante l’esame essere terapeutica (polipectomia: asportazione di polipi con ansa diatermica) oltre che diagnostica con l’esecuzione di biopsie. Come test di screening trova indicazione, dopo adeguata informazione, nella popolazione di entrambi i sessi dopo i 50 anni e ogni 10 in associazione con la ricerca del SOF. Dovrebbe essere fortemente raccomandata nei soggetti con familiarità neoplastica per il cancro del colon retto ma, in questi casi, anche più ravvicinata nel tempo.

 

Prevenzione urologica

Il cancro della prostata è la principale causa di morte per tumore nella popolazione maschile italiana dopo il cancro del polmone. Ogni anno si verificano 7.000 decessi per tumore della prostata e vengono diagnosticati circa 47.000 nuovi casi.
La visita specialistica urologica e l’esame ematico del PSA sono i due test di screening oggi più usati per il carcinoma della prostata. La visita specialistica urologica inoltre costituisce un’efficace risposta a molte altre patologie dell’apparato uro-genitale assai diffuse ma spesso sottodimensionate e sottovalutate (ipertrofia prostatica benigna, infezioni urinarie croniche, disturbi della minzione e disfunzioni della sfera genitale).

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